FLASH MOB CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI PROVINCIA DI RAVENNA: IL SILENZIO DEGLI IMPRENDITORI

Partecipata manifestazione quella che si è svolta mercoledì 10 febbraio in piazza del Popolo a Ravenna per il flash mob organizzato da Confcommercio e Confesercenti provincia di Ravenna dal

titolo “Ora Basta, lasciate lavorare le nostre imprese!”.

80 tavolini posizionati e opportunamente distanziati nella piazza principale di Ravenna (le richieste di partecipazione erano ovviamente molte di più, ma per i protocolli di sicurezza non è stato possibile metterne altri), con tanti oggetti che rappresentavano il lavoro degli imprenditori presenti. Così come l’allestimento e il disallestimento è stato effettuato a scaglioni, con fasce orarie assegnate. Ogni tavolo è stato identificato con la tipologia dell’attività

Il flash mob fa parte di una serie di iniziative messe in campo da Confcommercio e Confesercenti a sostegno delle categorie per dare voce a tutta l’amarezza degli imprenditori del territorio.

Presso le sedi di Confcommercio e Confesercenti provincia di Ravenna sono stati posizionati due striscionisempre con la scritta “Ora Basta, lasciate lavorare le nostre imprese!”, come pure nelle sedi di Cervia, Faenza e Lugo. 

Inoltre, è stato redatto un documento per la gradualità delle restrizioni per i pubblici esercizi, come avviene per altre categorie, per poter dare ossigeno alle attività e consentire, seppur con enormi cali di fatturato, di poter restare sul mercato e continuare a lavorare. 

Per questo è stato proposto di riclassificare i pubblici esercizi secondo lo schema che segue:

·  zona gialla:apertura tutti i giorni fino alle 21,30 (ovvero in tempo utile per rispettare il coprifuoco delle 22.00) con asporto fino alle 22.00 e delivery sempre;

· zona arancione:apertura fino alle 18.00, con asporto fino alle 22.00 e delivery sempre; 

· zona rossa:come ora, chiusura totale, con asporto fino alle 22.00 e delivery sempre”.

“La proposta di apertura fino alle 21,30 in zona gialla - sottolineano i presidenti Mauro Mambelli per Confcommercio e Monica Ciarapica per Confesercenti - permette alle imprese del settore di ripristinare una modalità che si avvicina alla normalità dopo mesi di agonia. Proponiamo di affiancare alla proposta l’obbligo di prenotazione del tavolo dalle ore 18.00 in avanti. Si mantiene il rispetto del coprifuoco delle 22.00. La proposta di apertura fino alle 18.00 in zona arancione consentirebbe a tutti i pubblici esercizi di continuare l'attività, anche se in misura ridotta. Tra l'altro, tale apertura in zona arancione sarebbe di supporto anche a coloro che lavorano consentendo di poter usufruire del pranzo, senza particolari problemi”.

Infine, nelle scorse settimane è stata proposta la petizione “Ora basta lasciate lavorare le nostre imprese!” che ha già raccolto 1.000 firme con la quale le Associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese lanciano un appello alle istituzioni perché “mai ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità ed abbiamo svolto un difficile ruolo di salvaguardia del tessuto economico e di capillare informazione verso le imprese del territorio, che in diverse occasioni hanno stentato a comprendere il senso delle decisioni messe in atto dal Governo. Particolare disappunto e disagio sono avvertiti a causa dei tempi di adozione dei provvedimenti, che non lasciano mai la possibilità di organizzare e programmare il lavoro di importanti settori dell’economia.

Inoltre i negozi di vicinato, i piccoli esercizi commerciali dei centri storici delle nostre città, sono stati desertificati dai vincoli della mobilità delle persone e dall’utilizzo spinto dello smart-working.

Tutto il settore dei fieristi e dello spettacolo viaggiante è fermo da mesi, il settore delle estetiste non lavora così come le palestre.

Per non parlare delle gallerie e dei centri commerciali, i cui negozi sono costretti alla chiusura nei giorni potenzialmente più redditizi.

Riceviamo quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione ed è sempre più diffusa la sensazione di essere di fronte ad un accanimento verso tutto il settore del terziario e dei servizi. Considerato l’andamento dei contagi, appare peraltro evidente che non vi sia una diretta correlazione tra la diffusione del virus e la frequentazione di queste attività.

Le considerazioni esposte e la necessità di salvare un pezzo del patrimonio imprenditoriale di questo Paese devono convincere le Istituzioni a cambiare registro - sostengono Confcommercio e Confesercenti: nel rispetto delle misure di sicurezza varate, tutti i settori del commercio, dei pubblici esercizi e dei servizi alla persona devono poter rimanere aperti!”.

 

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